EDIZIONE NAZIONALE DEI MANOSCRITTI E DEI DISEGNI DI LEONARDO DA VINCI
Opere in facsimile
Piero della Francesca
Libellus de quinque corporibus regolaribus
In un astuccio (formato 260 x 360) in mezza pelle sono contenuti il facsimile del codice Vaticano Urbinate Latino 632 di 176 pagine, un volume di XLIV-216 pagine con edizione critica del testo in latino, corredato della versione volgare di Luca Pacioli e un volume di XXII-224 pagine con edizione critica dei disegni.
Edizione in facsimile di 998 copie numerate per tutto il mondo.
L’Edizione Critica Nazionale degli scritti di Piero della Francesca si inaugura col trattato di geometria Libellus de quinque corporibus regularibus, ed è la prima al mondo dedicata in modo compiuto a questo testo fondamentale del grande artista di Borgo San Sepolcro. Il Libellus, composto da Piero della Francesca dopo il Trattatod’Abaco e il De Prospectiva pingendi (di prossima pubblicazione), è il primo trattato geometrico del Rinascimento in cui vengono sviluppati i problemi di costruzione e di calcolo relativi ai poliedri, mai prima disegnati in forma stereometrica. Pervenutoci in un unico manoscritto, il codice Vaticano Urbinate Latino 632, redatto da mano ignota ma corredato di disegni, correzioni e aggiunte di Piero stesso, è dedicato a Guidubaldo da Montefeltro, duca di Urbino. Quest’opera fu nota fin dal primo Cinquecento, non però come di Piero, e neppure in latino, ma come parte della Divina Proportione di Fra Luca Pacioli, che la pubblicò in volgare nel 1509 come sua opera. Plagio, questo, che fu già denunciato da Giorgio Vasari, e che da allora fu oggetto di accese dispute. Dotata di apparati di estremo valore scientifico e filologico, e affidata a una commissione scientifica prestigiosa composta da Cecil Grayson, Marisa Dalai Emiliani, Carlo Maccagni, questa straordinaria edizione non si limita alla puntuale ricostruzione del testo originale di Piero della Francesca, ma indaga anche su problematiche più vaste: in particolare, il raffronto fra il testo di Piero della Francesca e quello di alcune parti della Divina Proportione di Luca Pacioli (qui esemplato secondo il codice conservato alla Biblioteca Nazionale di Firenze).
Il Codice Squarcialupi
In un astuccio (formato 320 x 460 mm), con costola in pelle con impressioni in oro, sono contenuti il facsimile e un volume di testo di 290 pagine, stampato su carta a mano e rilegato in carta di Fabriano.
Edizione in facsimile di 998 copie numerate per tutto il mondo.
Il Codice Squarcialupi è la più ampia e più raffinata tra le antologie manoscritte di musica italiana copiate a Firenze nei primi vent’anni del Quattrocento.
Autori degli oltre 300 brani che vi sono raccolti – di cui quasi la metà è testimoniata in quest’unica fonte – sono quasi tutti i compositori più noti del Trecento, dalla prima generazione di metà secolo, fino a quelli ancora attivi nei primi decenni del Quattrocento.
Il codice è miniato con dovizia d’oro e di colori preziosi che lo rendono fra i documenti più splendidi della storia della miniatura italiana.
Recenti ricerche iconografiche confermano che l’origine delle miniature e delle sontuose decorazioni è da individuare nello scriptorium fiorentino di Santa Maria degli Angeli tra gli anni 1410 e 1415.
Il codice fu un tempo in possesso del celebre organista fiorentino Antonio Squarcialupi (1417-1480), come attesta l’iscrizione apposta sulla prima carta: “Questo libro è di M° antonio di bartolomeo schuarcialupi, horganisto in sancta maria del fiore”.
In seguito appartenne a Giuliano de’ Medici passando quindi alla Biblioteca Palatina; alla fine del XVIII secolo fu trasferito insieme ad altri volumi alla Biblioteca Laurenziana ove oggi è conservato con la segnatura Palatino 87 e ancora serba l’elegante legatura in cuoio marrone su assi di legno acquisita sul finire del Quattrocento. Nell’edizione qui presentata il codice è accompagnato da un volume di studi di vari autori – con a fronte la traduzione in lingua inglese – a cura di F. Alberto Gallo.
Abraham Ortelius
Theatrum Orbis Terrarum
Volume (formato 295 x 453 mm) rilegato con sovraccoperta a colori e astuccio in cartone rigido.
Edizione in facsimile di 998 copie numerate per tutto il mondo.
Il Theatrum Orbis Terrarum, nell’edizione posseduta dall’Istituto Geografico Militare di Firenze (1595) rappresenta la tappa più avanzata del lavoro di approfondimento della descrizione cartografica del mondo allora conosciuto realizzato nel corso di venti anni da Abraham Ortelius, dopo la prima edizione dell’opera uscita ad Anversa nel 1570 dall’officina tipografica plantiniana.
Ortelio, grande cartografo e geografo olandese (1527-1598) vi raccolse il sapere geografico e cartografico del suo tempo, proponendo in 147 spettacolari tavole incise l’immagine più fedele del mondo allora conosciuto e, in alcune straordinarie “carte storiche”, regioni e itinerari tratti dalla letteratura, dalla mitologia, dalla tradizione. L’opera ebbe uno straordinario successo editoriale, dovuto non soltanto alle tavole ma anche al testo, che costituisce una vera e propria enciclopedia geografico-cartografica con notizie tecniche sui metodi di proiezione e sui principali cartografi.
Per il suo pregio, anche sul piano squisitamente decorativo, l’opera fu oggetto di continue mutilazioni e smembramenti da parte di mercanti e di collezionisti, al punto che se ne conservano oggi pochissimi esemplari completi. Tra questi, quello, stupendo, dell’Istituto Geografico Militare, con le tavole interamente e finemente acquerellate in antico, che viene qui riproposto in edizione perfettamente facsimile.
Bernardino da Sahagún
Historia Universal de las cosas de Nueva España
In un cofanetto (formato 218 x 325 x 168 mm) sono contenuti tre volumi.
Il Codice della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze qui riprodotto in facsimile costituisce la redazione ultima, l’unica bilingue (castigliano e nahua), della Historia universal de las cosas de Nueva España, di fra Bernardino da Sahagún. Il manoscritto, noto ora agli studiosi come Codice Fiorentino, è di inestimabile valore non soltanto per la ricchezza delle illustrazioni e la dovizia di informazioni sulle civiltà preispaniche del Messico, ma anche perché il testo castigliano è l’unico completo attribuibile all’autore. Fra Bernardino era nato nel 1499 a Sahagún, nell’antico Regno di León; prendendo l’abito francescano aveva abbandonato il nome di famiglia, Ribeira. Poco si conosce della sua formazione in Spagna. Si sa con certezza che studiò a Salamanca e che, dopo esser entrato nell’ordine francescano, seguì Antonio di Ciudad Rodrigo in Messico, dove giunse nel 1529. Il Codice fu redatto fra il 1576 e il 1577. Al 1575 possono ricondursi solo i preparativi dell’opera, della quale fra Bernardino fu incaricato dal Padre Comisario Generai, Fray Rodrigo de Soquera. I libri sono le testimonianze indigene verbalizzate da fra Bernardino a partire dal 1559. Ogni volta egli riordinò e corresse le testimonianze raccolte dalla viva voce degli informatori fino a giungere nel 1569 a una redazione completa di tutta la Historia. Il Codice bilingue, di cui ancora nel 1585 Bernardino dichiarava di non aver più saputo nulla, pervenne alla Biblioteca Palatina del Granduca di Toscana intorno al 1589, probabilmente come dono da parte di Filippo II.
Prisse d'Avennes
Arte araba al Cairo
3 volumi (formato 480 x 620 mm) rilegati in tela e pelle con impressioni in oro sul piatto e sul dorso.
Nel 1877 gli editori V. e A. Morel et Ciedavano alle stampe una serie di incisioni sulle molteplici espressioni dell’arte araba fiorita al Cairo dal VII secolo alla fine del Settecento. Si trattava per la maggior parte di opere concepite da Prisse d’Avennes (1807-1879), un eminente studioso che con le testimonianze raccolte nel corso dei suoi numerosi viaggi in Medio Oriente dette un contributo determinante alla conoscenza dell’arte araba e in particolare di quella egiziana.
Nelle 200 tavole presentate dagli editori francesi D’Avennes ritrae con notevole perizia e abilità grafica palazzi, moschee e minareti della capitale egizia (spesso animati, secondo il gusto dell’epoca, dalla presenza di vari personaggi), soffermandosi in particolare su ornamenti architettonici, decorazioni parietali e arredi.
Di notevole interesse sono anche le incisioni raffiguranti vetrate, tessuti, tappeti, armature e le decorazioni che impreziosivano le pagine del Corano.
In seguito l’edizione francese fu riprodotta e pubblicata dalla Khayat Book and Publishing Company di Beirut, ed è in questa stessa versione, curatissima nella veste grafica e nella resa cromatica delle illustrazioni, che oggi l’opera di D’Avennes viene riproposta come prezioso documento di un’arte e di una cultura dal fascino intramontabile.
I modelli di Meissen per le cineserie Höroldt
In un cofanetto (formato 367 x 510 x 155 mm) rivestito in tela sono contenuti tre volumi rilegati in seta con caratteri impressi sulla costola:
volume 1, XXVIV-134 pagine, 16 tavole;
volumi 2 e 3, 132 tavole in facsimile con oltre 1000 disegni e schizzi.
Edizione italiana di 400 copie numerate.
Scoperto nel 1709 il segreto della composizione chimica della porcellana (fino allora appannaggio dell’artigianato cinese), nel 1710 nasce a Meissen, in Germania, la prima manifattura europea di porcellana dura. Il suo più abile pittore e decoratore, il finissimo J.G. Höroldt (1696-1775), dette il proprio nome a uno stile grazie al quale le ‘chinoiseries’ (fantasiose imitazioni di motivi orientali in voga fin dalla seconda metà del Seicento) che uscivano da Meissen divennero in breve tempo le uniche in grado di rivaleggiare, nel vecchio continente, con quelle di produzione orientale. La pubblicazione (a cura di Rainer Behrends, in italiano, tedesco, francese, inglese e spagnolo) presenta la riproduzione integrale in facsimile del Codice Schulz, la celeberrima collezione di disegni e bozzetti di soggetto cinese usati fino a tutto il XIX secolo per la decorazione di alcune delle più famose porcellane di Meissen.
Trattato dell'arte della seta e L'arte della seta in Firenze
In un astuccio (formato 235 x 325 mm, disponibile anche rivestito in seta) sono contenuti il facsimile del Codice Laurenziano Plut. 89. sup. cod. 117 (anno 1489) di 122 pagine, e la ristampa anastatica dell'edizione del 1868 dell'Arte della seta, dal codice Riccardiano 2580 (XV secolo), di X-344 pagine.
Un’opera in due Volumi preziosa e unica nel suo genere: il facsimile di un antico e celebre codice illustrato, e l’edizione anastatica, pubblicata per la prima volta a Firenze nel 1868 per i tipi della Barbèra, di un altro trattato quattrocentesco di analogo argomento. Com’è noto, fin dall’epoca medievale l’arte della seta aveva reso celebre Firenze fra i mercanti di tutto il mondo allora conosciuto. Fiorirono così, soprattutto nel corso del XV secolo, diversi trattati scritti in lingua forbita e vivace, spesso arricchiti di splendide illustrazioni, che spiegavano ogni aspetto di questa affascinante disciplina artistica. L’edizione in facsimile del codice conservato alla Biblioteca Laurenziana di Firenze riproduce con assoluta fedeltà le 59 carte di un manoscritto riccamente illustrato e datato al febbraio del 1489, già di proprietà dell’imperatore Francesco III, che lo donò alla prestigiosa biblioteca fiorentina nel 1755. Le illustrazioni acquerellate riproducono gustose scenette di ogni fase di lavorazione della seta, e seguono di pari passo il testo, che termina con un interessante libro di conti, affiancato da raffigurazioni di mercanti e contabili. Il volumetto del 1868 riproduce invece un altro trattato fiorentino anch’esso quattrocentesco sull’arte della seta, reso noto e commentato dal dotto Girolamo Gargiolli, che verso il 1868, nel darlo per la prima volta alle stampe, lo arricchì di un’appendice documentaria, di un glossario, e di un utilissimo indice di voci e modi notevoli.
William Blake
Jerusalem
In un cofanetto (formato 215 x 305 x 50 mm) sono contenuti il volume con le tavole e il volume con i testi (312 pagine), entrambi rilegati con sovraccoperta a colori plastificata.
Tra gli anni1804 e 1820 William Blake compose la sua ultima grande epica visionaria, Jerusalem, straordinaria opera iconografica e poetica, che rappresenta il punto culminante della carriera di uno dei geni più originali della cultura letteraria e artistica inglese (e non solo inglese). È, la sua, una originalità che prelude allo sperimentalismo letterario del Novecento e molto da vicino anticipa il Surrealismo di grandi maestri della pittura.
L’opera è curata da Marcello Pagnini, uno dei maggiori anglisti italiani, fra i padri fondatori della critica strutturalistica e semiotica nel nostro paese.
Il primo volume riproduce fedelmente il poema, splendidamente illustrato da cento tavole. William Blake – a un tempo incisore e poeta – componeva su tavole di rame sia il testo poetico sia le iconografie al testo intersecate, poi lui stesso le stampava e infine le colorava. La copia qui riprodotta, la più bella delle cinque esistenti perché interamente a colori, è appartenuta a Paul Mellon di Washington, il quale ultimamente l’ha ceduta allo Yale Center for British Art. Questa opera, unica nel suo genere, compare per la prima volta in Italia nella sua completezza e nella sua ricca veste iconografica.
Il secondo volume comprende un’ampia Introduzione storica e interpretativa del complesso pensiero filosofico, religioso, e artistico di Blake, una trascrizione del testo originario, la sua traduzione italiana a fronte, l’interpretazione delle parti figurali, un ampio corredo di note, e un Glossario dei temi e dei concetti; insomma un commentario ricco e puntuale che accompagna e conforta il lettore nella comprensione del testo e nel processo stesso di una sua personale interpretazione.
